Tuesday, October 28, 2008

QUANDO ARRIVA IL FREDDO...

Quando vivevo a Londra, ero costantemente circondata da gente che il freddo lo soffriva poco o niente. Dovete sapere che gli inglesi sono abituati sin da piccoli ad affrontare il freddo a testa alta, con quelle gambette nude sotto le uniformi scolastiche, e da adolescenti con vestitini impalpabili per uscire anche d'inverno. Non è una sorpresa dunque che da grandi il freddo non sia un problema da affrontare con maglioni e giacche pesanti, e che il loro guardaroba resti pressochè invariato 365 giorni l'anno.

Io, da brava italiana freddolosa, venivo spesso derisa da coinquilini e amici (perchè se non erano Inglesi, erano Scandinavi, e in ogni caso il freddo e umido clima Londinese non creava problemi a nessuno) per la quantità di maglioni, calze pesanti e soprattutto giacconi e piumini con cui mi coprivo da ottobre a marzo.

Quello che in Italia era normale amministrazione quando le temperature si avvicinano allo zero - sciarpe, piumini, colli di pellliccia e magari anche guanti - in Inghilterra erano buffi tentativi stilistici che mi facevano sembrare una dodicenne con madre iperprotettiva in mezzo ai miei amici che anche a dicembre arrivavano all'università con microcardigan e plimsolls. Era ovvio che un piumino non fosse ai loro occhi trendy come un golfino leopardato, e che stivaloni di pelle antifreddo non fosse à la page quanto le loro plimsolls mezze distrutte. Va detto, però, che i loro look sulle strade di qualsiasi città italiana in pieno inverno sarebbero stati ridicoli tanto quanto i miei sforzi di sfuggire al freddo in Inghilterra.

Non devo essere l'unica ad aver colto questo trend di form over function, ovvero la forma prima di tutto, che sembra imperare laddove l'idea di un piumino imbottito va a braccetto con nylon fosforescente e tenute da sport estremi. Da tempo infatti stilisti e brand da ogni angolo del mondo producono minicollezioni di piumini e giacche imbottite che niente hanno a vedere con il nylon di scarsa qualità e pelliccette finte a cui la parola puffa jacket viene associata normalmente oltremanica.

Primo su tutti Moncler, brand storico a cui io però mi sono vvicinata al tempo delle prime collaborazioni con Junya Watanabe. Ricordo che la collezione che Watanabe pesentò per l'inverno 2004, con quei piumini in tartan abbinati a gonne in jeans decostruite, mi colpì incredibilmente, e ancora oggi resta una delle mie collezioni preferite. I piumini per Moncler invece erano un chiaro richiamo ai paninari, super imbottiti e lucidissimi. Sebbene le utime collaborazioni tra la stilista giapponese e il marchio italiano non mi entusiasmano, c'è un'altra unionedi cui mi sono innamorata. Sono sicura che ormai queste foto le avrete viste su tutti i blog esistenti (e forse qualcuno ha già visto la splendida collezione per la prossima primavera). Si tratta di Moncler Gamme Rouge, la linea disegnata da Giambattista Valli, che senza dubbio farebbe ricredere tutti i miei amici oltremanica.

Chiamarli piumini è riduttivo: dal colore alle forme alla leggerezza del prodotto finito, questi capi sembrano piccole opere d'arte. Le linee sono morbide e semplicissime, senza però essere banalizzate: sembra che le idee più semplici siano anche le più efficaci. Quante volte avrei voluto uscire di casa con ancora addosso le coperte! E questa è la sensazione che evocano i pezzi meno costruiti di questa collezione: come se un sapiente stylist avesse voluto giocare con piumini e coperte, e il risultato è soffice e bellissimo.





Non da meno i capi più sartoriali, più aggressivi ma non meno eterei. Il monocromo assoluto (e la scelta di bianco e nero) è la migliore soluzione: i deliziosi dettagli sono i veri protagonisti. Come ignorare quei colli? (Tra l'altro, non so se è la mia ossessione, ma mi sembra che i colli stiano diventando sempre più importanti sulle passerelle e non..a breve un lungo post!) Semplicemente divini!




Appea ho visto questi pezzi, non ho potuto evitare di associarli al lavoro della splendida Sandra Backlund. Sono assolutamente e completamente in love con il suo stile, il modo in cui ha rivoluzionato la maglia e la complessità di ogni pezzo che crea. Sono solitamente molto scettica nei confronti della maglia: mille problemi di lunghezze, morbidezza, collo (sì, la mia è un'ossessione, ma mi fa piacere che Sandra Backlund la capisca e contempli). Per non parlare del fatto che devo ancora perfezionare l'arte di indossare la maglia: sono alla ricerca della via di mezzo fra "appena fuori dal letto" e "bardata a festa" (è chiaro che penso troppo). Con questi pezzi non avrei alcun problema:






Mi chiedo su che prezzi si aggirino le sue collezioni. Fino ad ora non ho mai avuto il coraggio di investigare. Perchè rovinare questo bel sogno?

2 comments:

mathias8 said...

del prezzo non ne abbiamo la più pallida idea però sono stupendeee

Anonymous said...

come ti capisco...
anche qui io indosso già le divise invernali e i newyorkesi al massimo un blazer ed escono coi capelli bagnati...

e quindi sono alla strenua ricerca di qualcosa da sfoggiare quando le temperature scenderanno sotto lo zero... ma il piumino mi lascia sempre piuttosto perpelssa... alternative???

claudia