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Wednesday, October 21, 2009

SCARPE DI LEGNO, ATTO SECONDO

Vi ricordate di queste? La (mia) mania per le scarpe di legno (o pseudo legno) continua:



Le nike disegnate dall'artiste Michael Lau riprendono il motivo del legno d'acero, e starebbero benissimo vicino alla versione D.I.Y. della mia amica: un paio a me, uno al mio ragazzo!

Saturday, June 05, 2010

AGGIORNATO - SCARPE DI LEGNO, ATTO TERZO.

Per qualche motivo a me stessa oscuro, qui si parla spesso di scarpe di legno. Come al solito, quando inizio a dedicare un paio di post allo stesso argomento, ne divento ossessionata oltremisura e non mi dò pace, al punto che l'universo stesso finisce per indicarmi la strada verso nuovi pezzi da aggiungere alla collezione.

Ed è proprio così che, giusto ieri, ho trovato queste scarpe sul mio cammino:



Come spesso accade, non riesco a decidere se siano troppo brutte per essere vere o abbastanza interessanti da essere prese in considerazione. Di Margiela, in vendita qui.

Aggiornamento - avrei forse dovuto specificare prima che le scarpe qui sopra non sono di legno, bensi' di pelle trompe l'oeil. Questo per rassicurare le tante lettrici che si sono premurate di farmi notare quanto scomode debbano essere queste scarpine (e hanno pure ragione, io uno zoccolo-tacco-a-spillo non lo metterei neanche se mi pagassero).

Monday, September 28, 2009

SCARPE DI LEGNO D.I.Y.

Incredibile ma vero, nel mondo esiste gente che si ripropone di portare a termine un progetto fai-da-te e riesce anche a portarlo a termine (a differenza della sottoscritta, per cui le tre lettere sono più una maledizione: ogni volta che le scrivo potete stare certi che non accadrà nulla).

Esemplare di D.I.Y.-ista ruspante è la mia amica Christina, graphic designer Finlandese giramondo che nel tempo libero si dedica a progetti vari. Come le scarpe qui sotto, stringate bianche da due soldi trasformate in oggetto del desiderio grazie a pochi centimetri di adesivo effetto legno:



Io ho già ordinato il mio paio...

Tuesday, December 16, 2008

OSSESSIONE: OCCHIALI DI LEGNO

Non ricordo dove possa averli visti la prima volta. Forse me li sono inventati nella mia testa, poi li ho visti addosso a una ragazza giapponese e sono diventati realtà. Nessun ottico ha saputo aiutarmi. Non li ho mai più rivisti. Fino ad ora: li produce un marchio asiatico dal nome Sagawafuji, sono praticamente introvabili e hanno l'aspetto più leggero e desiderabile di qualsiasi altro paio di occhiali che abbia visto in giro.







Con l'ossessione che abbiamo noi italiani con gli occhiali, mi stufo molto facilmente delle numerosissime (e spesso pacchianissime) montature che vedo in giro. Una montatura di legno è un'alternativa eccezionale, leggera, ecologica e unica.

Thursday, December 11, 2008

DA STIVALI BRUTTI...A STIVALI ORRENDI

Le mie ossessioni di quest'inverno: colletti e stivali orribili. Pare infatti che siano gli unici due argomenti di sostanza su questo blog. Ma mi è impossibile ignorare i Valenki, da due anni una ricorrente ossessione. Per alcuni sono più brutti degli Ugg, tanto che una compagnia americana qualche anno fa ci ha provato, a farli diventare un fenomeno, ma non ha funzionato e il negozio ha chiuso i battenti. Io ne ho sentito parlare da Pour Porter nel 2006, da allora togliermeli dalla mente è stato impossibile.


[Foto dal defunto Valenki Rus, via Swiss Miss]

Cosa sono i Valenki? Sono stivaloni di lana infeltrita provenienti dalla Russia, usati da tutti, contadini e generali sovietici negli ultimi trecento anni. Hanno un'aria così grossolana che è impossibile non amarli, e incredibilmente uniscono la comodità degli UGG alla praticità degli stivali di gomma (ogni mattina ci metto almeno un quarto d'ora a decidere quali indossare, e puntualmente la mia scelta risulta essere sempre la più inadeguata). Si tratta di un calzettone di lana infeltrita (questo il significato della parola Valenki) in una scarpetta di gomma: l'effetto è buffissimo e proprio questa loro goffaggine me li fa desiderare ardentemente. Sono così goffi che mi fanno tenerezza! Poi la coincidenza è strana: quando avevo circa tredici anni, il mio obbiettivo era quello di fabbricare scarpe usando calzini infeltriti, gomma e zeppe di legno (sono sempre stata morbosamente attirata dai progetti D.I.Y. più inattuabili).

Ora sto meditanto se comprarli, dopo averli trovati sul sito Aka Culture ad un prezzo più che ragionevole. Il mio ragazzo mi implora di non farlo, e posso già immaginarmi le facce di amici e parenti se mi presentassi con una calzatura simile. Ma da giorni piove a dirotto, i miei piedi sono cronicamente congelati, e i Valenki sembrano l'alternativa più allettante. Non so quanto resisterò al non-fenomeno Valenki...

Thursday, January 21, 2010

SEMPLICEMENTE ADORABILE

Dall'ultima volta che ho temperato un pastello sono passati probabilmente dieci anni. Mi ricordo però come fosse ieri il profumo del legno delle matite e l'impossibile impresa di creare un truciolo lunghissimo - inutile dire, a me mai riuscita, sigh.

Ho ritrovato quelle sensazioni di frustrazione estrema grazie a Victoria Mason, designer di gioielli australiana che ha capito benissimo l'importanza dei ricordi d'infanzia. Per questo ha creato questo ciondolo meraviglioso, che mi riporta con emozione ai tempi delle elementari, quando le cornicette a fine pagina la facevano da padrone.



Questo mini gioiellino è semplicemente adorabile. Delicato al punto giusto, per riportare alla mente alcuni dei più bei ricordi d'infanzia.

Lo trovate in vendita qui.

Tuesday, September 23, 2008

LONDRA,PRIMAVERA/ESTATE 2009: CHARLES ANASTASE

Charles Anastase, vera rivelazione di quest'ultima settimana della moda londinese.

Ai miei occhi, ogni uscita della sua sfilata è un'ispirazione per la prossima estate. Look arrangiati con cura eppure dalle sembianze trasandate, addosso a modelle-geek noncuranti e un po' sciatte.

Tralasciando gli ovvi occhiali dalle megamontature e i calzettoni della nonna che Prada ci aveva tanto fatto amare qualche stagione fa, quello che resta è un insieme interessante, un coraggioso accostamento di colori, misure e tessuti, strutture e sovrapposizioni da far impallidire Stylebubble.

Colori pastello e nuanches neutre adagiate su tessuti morbidi e lucidi, forme da Lolita a testimonianza della sua ispirazione anni '50, sovrapposizioni di maxigonne impalpabili e microcardigan di due taglie più piccole, con scarpe che ad ogni passo offendono l'equilibrio, solide sulle loro platform di legno.



E che dire delle crinoline infilate un po' dappertutto, vere protgoniste di questi look da principesse di biblioteca? A decorare cinture e colli di jeans (!), la luminosità e trasparenza dei tessuti a creare un interessantissimo gioco di sfumature, un vedo-non-vedo prezioso per questa collezione che altrimenti sarebbe risultata decisamente noiosa.









[Dettagli da Dazeddigital]

Bellissimi i blazer e le giacche di pelle stile motociclista, tocchi di grinta perfetti su una collezione così leziosa.



E per finire i jeans striminziti, da liceale, chiari e abbinati a beige e bianco da brava ragazza.



Quando dico che questa collezione è più che altro un'ispirazione dico sul serio: non c'è nulla che non abbia nell'armadio, o che non mi possa procurare rovistando in qualche baule o in una vecchia merceria. Nessun pezzo è strabiliante o innovativo, ma tutto viene giocato sul sapiente abbinamento, drappeggio, sovrapposizione e bilanciamento di ogni pezzo. Styling geniale da tenere a mente anche d'inverno.

Wednesday, July 09, 2008

HAUTE COUTURE ALTERNATIVA

Sto ancora digerendo le sfilate di haute couture (ho tempi lunghi). Ma ciò non mi impedisce di trovare nuove distrazioni/ossessioni. Da Style.com, il diario fotografico di Mariacarla, una serie di foto scattate dalla modella durante la preparazione della sfilata Givenchy.



Nei toni azzurrati di una mattina parigina, scatti rubati che documentano le prove della sfilata, le estenuanti attese e le ispirazioni dietro la collezione. Ma soprattutto l'atelier Givenchy, splendido palazzo di saloni dai pavimenti in legno e intonachi bianchi.

Attimi di intimità che mi incantano più delle collezioni stesse.

Tuesday, July 22, 2008

ITS: WEEKEND DI FOLLIA E CREATIVITA' A TRIESTE

Ho passato il weekend a Trieste, città che adoro e che da sette anni ospita ITS, concoro dedicato ai giovani delle scuole di moda. Con partner illustri come MINI, YKK (quello delle cerniere) e Diesel, il concorso permette a giovani stilisti di moda e accessori e a giovani fotografi di farsi conoscere dalle aziende e testate del settore, e offre strumenti concreti per realizzare le proprie collezioni e proseguire nella carriera.

Per la città è una settimana strana: immagino i triestini sconvolti a vedere per le strade personaggi quantomeno bislacchi come Diane Pernet, Gareth Pugh e Angelo Flaccavento, non certo in sintonia con l'estetica del luogo. Qualche amico residente in città mi ha confessato di essere rimasto piacevolmente sconvolto/turbato dagli outfit visti in giro, e più di tutto avrei voluto entrare nelle menti indigene, dato che tutti si saranno chiesti cosa ci farà una donnina conciata da vedova spagnola simil-Morticia per le strade della loro tranquilla città.

ITS non mi ha mai delusa in quanto a creatività, e quest'anno non è stato da meno. Dei diciotto finalisti nel settore moda, diversi mi hanno affascinata moltissimo. Chiedo scusa per le foto, ma dalla quarta fila è il meglio che il mio ragazzo-fotografo ha potuto fare (non mi lamento certo per il posto assegnato: fra il settimanale Grazia e la TV locale Antenna3, significa che Pilloledimoda è sulla buona strada per la front row!).

Sebbene ogni collezione sia stata diversa e unica, dei dettagli accomunavano alcune collezioni, non so se si possa parlare di trend, ma di sicuro erano tendenze ben definite.


[Cliccate questa minuscolezza per vederne i particolari]
Facce coperte. Maschere, occhiali, cappucci: i giovani stilisti si sono dati da fare per coprire i visi dei loro modelli. Dall'alto a sinistra, in senso orario. Calzamaglie trompe l'oeil per Amai Rodriguez Coladas, maschere di carta giganti ispirate alle arti giapponesi per Alithia Spuri-Zampetti, anti-gas da prima guerra mondiale le maschere di Nicolas Di Felice. Occhiali con lenti a scacchi da Siri Johansen e caschi da rugby con applicazioni floreali e cappellini da baseball frangiati per la guerriera metropolitana stile Guess di Cecilie Rosted Bahnsen, e un tripudio di copricapi stile Cat Woman, occhiali esagonali e cappucci in lattice per la collezione futurista di Andrea Cammarosano.

Degli altri due "trend" non ho foto abbastanza nitide, ma ho visto tantissimi tagli sartoriali aggiornati e drammatizzati: giacche sproporzionate o rigide come cartoni, materiali trasparenti e stratificati. E poi le protesi: abiti come deformazioni del corpo, con fianchi e anche giganti, bustini rigidi e feeling da stecche di balena ottocentesche. Di quest'ultimo in particolare mi dispiace non avere foto decenti, perchè queste forme deformate - viste anche sulle più recenti passerelle - mi incuriosiscono. Mi piace vedere come gli stilisti non si limitano a coprire il corpo, ma lo plasmano rimodellandolo a piacere, con elementi inaspettati su spalle, fianchi, gomiti.


[Click per ingrandire, con ossequiose scuse per la scarsa qualità]
Prima fila: protesi multicolor e armature cromate nella collezione di Andrea Cammarosano, sproporzioni da fumetto per Elise Getliffe, guscio dorato secondo Yuima Nakazato. Seconda fila: cappottino che accarezza il corpo senza però toccarlo, simil-Balenciaga per Heikki Salonen (grazie a dio una foto decente da Catwalking), spalle e fianchi surreali a decorare il sartoriale proposto da Marielle Van De Ven, militare modellato dalla sfilata di Nicolas di Felice e infine riccioli rigidi su spalle e gomiti per Ross Barnes.

Passando alle singole collezioni, ce ne son sate alcune che mi hanno fatto gidare WOW ad alta voce. Non scherzo. Per fortuna ho trovato tutte le foto (sempre su Catwalking) a ualità decente, così almeno si vede qualcosa oltre a macchie confuse e teste di fashion editors nelle prime file.


Heikki Salonen. La collezione è ispirata a due autrici di libri per bambini scandinave care allo stilista finlandese: Astrid Lindgren e Tove Jansson. La femminilità che vuole ritrarre è forte e decisa, a tratti mascolina, con tagli sartoriali maschili modellati attorno a corpi di donne. Bellissimo il parka con revers da smoking (ultima foto) e il cappotto-armatura grigio. Io ovviamente mi sono innamorata del primo look, cappotto senza maniche in panno nero con top di perle, delle quali lo stilista ha fatto un uso molto simile a quello di Paul Smith nei suoi colletti, ma su tutto il top. Heikki ha anche vinto il premio Diesel, oltre a una somma in denaro anche uno stage in azienda.


David Steinhorst. Semplicità disarmante nella collezione di questo giovane tedesco diplomato alla Central Saint Martins. Tuniche in nero e grigio per un'immagine femminile ispirata all'Art Deco degli anni venti. Donna moderna e indipendente rispecchiata nelle forme semplicemente costruite e vagamente industriali. Fili di metallo come unica decorazione, a creare disegni e motivi protagonisti e funzionali alle forme. Una collezione così semplice ma così bella che ha vinto il premio principale, collezione dell'anno.


Alithia Spuri-Zampetti. Bellissima collezione sartoriale dal tessuto pesante e palette delicata di beige, bianco e nero punteggiata di toni tra il pastello e il fluo. La semplicità di tubini e tailleur è appena smorzata da lievissimi drappeggi, ma i protagonisti sono senza dubbio gli origami giganti, sproporzionate maschere e pettorine sapientemente tagliate e arrangiate, fanno delle modelle dei mostri aggraziatissimi. La collezione di Alithia, vincitrice del premio Maria Luisa, sarà esposto nella vetrina dell'omonimo negozio a Parigi durante la prossima settimana della moda.


Elise Gettliffe. Una collezione dal nome BING BANG BOUM VLAN PAF HIIIIIIIIIIIIII non può che essere sorprendente, e questa non ha deluso le aspettative. Le ispirazioni di questa giovane francese vanno dalle marionette alle caramelle, passando per i coralli dei mari più profondi e le sculture di Rachel Feinstein. Il risultato è ugualmente eclettico, e sulla passerella invece che modelli pareva esserci i protagonisti di una fiaba ambientata tra i folletti delle alpi. I costumi tirolesi buffamente gonfiati si tingono di colori pastello e si accessoriano con coralli di gomma e zoccoli di legno. Con materiali che ricordano lo sportswear e forme ereditate da conti e marchesi austriaci, questa collezione è stata la più divertente e colorata, vincitrice del premio speciale della giuria.


Yuima Nakazato. Una collezione-sorpresa. Non mi sarei aspettata di meno dall'unico giapponese in concorso. Ispirato alle invenzioni di Leonardo Da Vinci, dall'effetto di un libro pop-up per bambini, ha presentato uno stile composto, tubini, cappottini e completi pantalone, alla fine esplosi in un tripudio di pannelli dorati, perfetti prolungamenti del corpo. Un più per aver usato con discrezione e buon gusto il difficilissimo - e molto trascurato - oro. Suo il premio Vertice, per cui le sue creazioni verranno esposte nella boutique Torinese.

Queste le mie preferite, tutti nomi che spero di vedere in futuro in quanto ho visto idee interessanti, molte dele quali nuove e necessarie nel panorama della moda attuale. Li terrò d'occhio, nella speranza di vedere il loro lavoro evolversi e aggiornarsi nel tempo.

Monday, January 11, 2010

CUCU' DA POLSO [AGGIORNATO]

Il mio cuore si è fermato per qualche secondo quando l'ho visto:



L'ha disegnato Thomas Cruyl, è il suo personalissimo tributo all'artigianato delle alpi svizzere. E mio nuovissimo oggetto del desiderio.

AGGIORNATO: una lettrice mi ha appena segnalato un altro cucù da polso, interpretazione pop del classico cucù di legno del designer tedesco Hannes Grebin:



Voi quale preferite?