Tuesday, July 15, 2008

TOPSHOP E LE SUA MANIE DI GRANDEZZA

Negozi dai prezzi (semi)bassi come Topshop, Zara H&M e compagnia sono luoghi molto utili. Qualsiasi emergenza, e loro sono lì, pronti a risolvere tutto con jeans dal taglio attuale, magliette basic a prezzi ridicoli e abiti un po' per ogni occasione, in qualsiasi momento e ovunque uno si trovi (ora che Topshop ha attivato le spedizioni al'estero, e di Zara e H&M se ne trovano un po' ad ogni angolo). La qualità non sempre eccellente si fa spesso perdonare con prezzi bassi adatti alla natura usa-e-getta dei capi, e la varietà di stili a disposizione è così ampia che ce n'è per tutti i gusti. Questi negozi sono dei veri salvavita, e le clienti affezionate sanno ormai che difficilmente resteranno deluse e a mani vuote dopo un giro di shopping.

Sebbene non sia una fan sfegatata di abiti supereconomici dalla durata di poche settimane (forse ho già fatto questo discorso altrove: se compro qualcosa di solito è perchè mi piace, e non c'è niente di peggio di vedere la stoffa del tuo vestito preferito riempirsi di pallini o consumarsi irreparabilmente dopo poche uscite. Quindi preferisco spendere di più - quando e se posso - o non spendere affatto), devo ammettere che i suddetti negozi hanno su di me un certo fascino, e ne riconosco la praticità.

Di tutti però, Topshop è sulla via del ridicolo. Ovvio, lo scopo di marchi come questo è di proporre capi appena usciti dalle sfilate a prezzi irrisori, permettendo a chiunque di seguire trend e mode. Ma dando un'occhiata al loro catalogo, quasi non si riesce a distinguere dove ci sia ispirazione e dove gli abiti siano vere e proprie copie.










Tutti pezzi spudoratamente copiati. Tutti pezzi entrati nella nostra lista dei desideri impossibili attraverso un percorso fatto di sfilate da sogno, pubblicità magnificamente prodotte da modelle bellissime e dai fotografi più bravi. Abiti che grazie all'accurata tecnica di stilisti-prodigio sono diventate icone. Dalla vita breve di una stagione, ma pur sempre icone. Abiti dai prezzi improponibili destinati restare un sogno, ma un sogno in cui indugiare e perdersi, consci che non si realizzerà mai, ma non per questo non felici di sognarlo. Ed ecco Topshop, con le sue copie in poliestere, dalle cuciture destinate a disfarsi e dai tessuti destinati a consumarsi. Copie con richiami decisi ai pezzi più desiderati della stagione, ma che addosso non faranno certo l'effetto magico di una vera giacca Blenciaga o un vestitino Miu Miu da migliaia di euro.

No, non credo sia giusto spendere fortune per un abito. Ma questi originali sono nati dalle idee e dal genio di stilisti che fanno il loro lavoro con passione, e che fanno innamorare e sognare migliaia di donne di tutto il mondo. C'è chi può permetterseli, ma chi non può, perchè dovrebbe andre in giro con una evidente e banalissima copia?

Cosa spinge una donna a comprare una giacca dal design inequivocabilmente ispirato a quello di un famoso stilista, a un centesimo del prezzo? Si illude forse di essere scambiata per una cliente delle maison parigine? O poco le importa dell'autenticità, vuole solo appartenere alla cerchia di fashion victim in grado di riconoscere citazioni e riferimenti di alta moda?

Non capisco i meccanismi che portano capi del genere in negozio. Non capisco perchè una ragazza vorrebbe andare in giro con quello che è un falso male eseguito.

1 comment:

Bebe said...

(da lì non puoi sentirlo, ma ti sto battendo le mani), quoto in pieno.pieno.100 volte meglio in t-shirt bianca e jeans piuttosto che con una borsa "Pinky bag",magari.
bebe