Tuesday, September 09, 2008

LA RIVISTA GRASSA: UNA SINTESI DI ARTE, MODA E...TIPOGRAFIA

Più che di moda, sono un'appassionata di riviste. Vecchie riviste, restyling, direttori creativi, idee dietro ai servizi fotografici e nuovi progetti. Con questi ultimi in particolare c'è una specie di amore/odio: sono ormai mesi che mi trovo poco soddisfatta da nuovi progetti editoriali, e sono mesi che la mia lista mensile - un tempo zeppa di titoli improbabili dai prezzi ancora meno probabili - include Vogue UK e poco altro. La verità è che sono difficilmente impressionabile. Cerco idee, ispirazioni, sorprese, e di solito ne trovo poche. Qualche giorno fa, però, l'edicola mi ha riportato alle sensazioni di un tempo quando ho intravisto, nascosto tra i vari V e Surface, Fat Magazine. Con una copertina così (Natalia Vodianova con cappello di piume Stephen Jones per Marc Jacobs, fotografata dalla ormai onnipresente Helena Christensen con luci e ombre impeccabili) avrei resistito difficilmente, ma il titolo mi avrebbe conquistata comunque. Fat mi fa pensare alle riviste grandi e grosse piene di servizi fotografici e liste dei desideri da sogno. Impossibile non comprarle. Ho poi però scoperto che il titolo sta per Fashion Art Type, ed essendo i caratteri tipografici tra le mie tante bislacche passioni, Fat Magazine mi ha definitivamente conquistata.

Il primo numero di chiama A is for Addictive, e i contenuti sono un misto di servizi fotografici patinatissimi, interviste e considerazioni su fenomeni a me altrettanto cari quali il periodico maschile Fantastic Man. Le prime pagine giocano con carta velina e caratteri rovesciati, e tutto ha quel sentore di nuovo progetto editoriale come si deve, tanto che mi pare di essere tornata indietro di qualche anno. Alcune pagine:








Le mie pagine preferite di tutta la rivista sono a cura dello studio di design Stiletto Nyc: collage di animali fantastici in black and white (gli altri loro lavori visibili sul sito sono altrettanto favolosi e meriterebbero un post tutto loro).




Si sa ancora poco di questo nuovo progetto, se non che è stato creato da Dyr Hagen, studio di design dietro la rivista Dansk: entrambe danesi, entrambe unisex, entrambe ormai tra le mie preferite.

2 comments:

Benny said...

e questa meraviglia di rivista costa più o meno di un libro della Taschen?!??:P
Bebe

Rosa said...

Appena poco meno: undici euro...speriamo non abbia cadenza mensile, dovrei abbandonarla a malincuore :P